La sindrome da “Nido Vuoto”: dalla teoria all’esperienza.

sindrome-del-nido-vuotoCompito adolescenziale:  uscire di casa

Uno dei compiti di sviluppo più importanti per     l’adolescente nel processo di acquisizione di un’identità positiva e stabile di adulto, può essere definito come “emancipazione dalle figure parentali”, e acquisizione di indipendenza. Si tratta di un processo lungo e graduale. I cambiamenti sociali-economici recenti hanno reso questo compito più difficile, sia per gli adolescenti che per i genitori.

Cosa si intende per libertà?

Emancipazione non significa però rottura dei rapporti familiari, ma trasformazione di tali legami in modo da renderli più paritari e reciproci; indipendenza non significa andarsene di casa, ma libertà affettiva di instaurare nuove relazioni, libertà personale di assumersi la responsabilità di se stessi in ambiti quali l’istruzione, il lavoro, le opinioni politiche. L’autonomia è anche interna, e corrisponde alla possibilità di prendere le decisioni che riguardano la propria vita, senza sensi di colpa e senza bisogno di giudicare le proprie azioni in base a criteri attribuiti ai genitori.

E dentro che succede?

Peter Blos descrive questa transizione come secondo processo di separazione-individuazione, i  cui esiti sono rappresentati dalla formazione di un senso di Sè integrato e di precisi confini fra il Sè e il mondo oggettuale, dalla perdita di rigidità e di forza del Super Io, e da una maggiore stabilità degli stati d’animo e dell’autostima, grazie alla minore dipendenza dalle fonti esterne di sostegno. Per questo autore la vera e sana indipendenza dai genitori si costruisce solo affrontando la fatica della separazione dall’immagine interiorizzata che di essi ci si porta dentro.

E il compito dei genitori ?

Sempre relativamente all’adolescenza, secondo Scabini, i genitori sono chiamati ad esercitare una cura responsabile dei figli, che si traduce da un lato in un atteggiamento di protezione flessibile, che tiene conto sia degli aspetti di dipendenza della condizione adolescenziale, che degli aspetti di autonomia, e dall’altro in una funzione di orientamento personalizzato al giovane. In questa fase prende vita una rinegoziazione della relazione genitori-figli che implica una modificazione dell’equilibrio tra connessione ed autonomia. Da un lato, i giovani devono separare il proprio punto di vista da quello dei genitori, e al tempo stesso chiarirlo e giustificarlo. Dall’altro, la madre ed il padre devono consentire al figlio la libertà di separarsi e di comunicare i valori e la prospettiva parentali.

Il nido diventa vuoto?

In questo fluttuare dell’esperienza genitoriale-famigliare, può delinearsi la sindrome del nido vuoto, espressione coniata da psicologi e sociologi americani negli anni ’70 che indica uno stato di tristezza e abbandono che molti genitori, soprattutto le madri, soffrono nel momento in cui i figli vanno via di casa, determinando una modificazione del nucleo familiare e del contesto generazionale. La gioia dell’essere testimoni della realizzazione dell’indipendenza dei propri figli, non esclude anche vissuti di perdita e di abbandono, in quanto viene a modificarsi quell’assetto che fino a quel momento ha costituito la funzione di “cura” genitoriale,  sulla quale si fonda  buona parte dell’identità di molti genitori.

L’immagine del nido vuoto rappresenta in modo simbolico, il vissuto luttuoso e di perdita che un genitore può esperire a livello emozionale, a seguito proprio dell’indipendenza abitativa dei figli, ma, al contempo, sembra rimandare ad una rappresentazione stereotipata e riduttiva  della dinamica relazionale genitori-figli.   Per quanto, questa sindrome esprima un passaggio evolutivo cruciale, tra i più significativi che una famiglia affronti nel suo ciclo vitale, è anche vero che l’indipendenza dei figli non è uno stato che si acquisisce improvvisamente, una volta per tutte.

E adesso che succede?

 

Di fatto, la funzione genitoriale è caratterizzata da tappe intermedie, che accomunano genitori e figli nel “cammino” verso l’adultità, le quali rappresentano per i genitori  piccoli lutti, “perdite affettive” che si mescolano alla naturale fierezza per le conquiste dei propri figli. Ogni madre e ogni padre verserà qualche lacrima di gioia e qualcun’altra di tristezza il giorno della prima gita scolastica, della prima vacanza fuori, della laurea o del matrimonio dei propri figli: è la naturale ambivalenza degli affetti umani.

La nostra esperienza in bilico tra….

Come genitori ci troviamo nel bel mezzo di questo cammino! Il nostro ragazzo di 20 anni è uscito dalla nostra casa, per la prima volta, non per vacanza, ma per realizzare un progetto di vita tutto suo. Insieme alla gioia, all’orgoglio nel vederlo attivarsi, alla sua determinazione per trovare il proprio posto nel mondo, a vedere il suo futuro che si realizza, nonostante le tante difficoltà dovute alla crisi in corso, io e mio marito proviamo, in modi differenti,  quel senso di tristezza e di vuoto accennato. Ora, che sono passati due mesi, personalmente avverto in modo più significativo la mancanza di Luca, della sua non presenza a casa, dei suoi giochi con Poldo e…l’ unica cosa di cui non sento la mancanza è il suo disordine!!! Ah no quello proprio è uno dei guadagni che la sua dipartita mi ha regalato! Vivere, stare in questo tempo che si allunga giorno dopo giorno, mi rende consapevole che Luca oramai è grande e ha spiccato il volo. Quell’esserino minuscolo, dotato di una forza straordinaria, ha issato le vele della sua vita e adesso è in mare aperto! Forse, rispetto a mio marito che sta fuori casa per molte ore, io ho dei tempi di impegno diversi, per cui il contatto tra me e Luca era più assiduo. Tra noi, ne sono consapevole, c’è un legame molto forte, che si è stabilito sin dal momento della sua nascita e si è consolidato nel corso degli anni, non senza difficoltà. Crescendo, abbiamo vissuto momenti di intensa conflittualità la quale, però non ha mai  offuscato, o scalfito il grande amore che si è instillato tra noi. E’ quello che capita a tutti, qualcuno potrà pensare mentre legge, è vero, ma noi sappiamo che qualcosa di unico ci ha legato, ci ha portati a stare molto vicini, lontani da tutti….

 

Luca ha un carattere “tosto”, io da ex mamma “iper protettiva “ ho imparato e continuo tuttora ad imparare, a lasciarlo sperimentare, a lasciarlo andare perché oramai è un giovane pronto ad affrontare le sue sfide con le proprie forze, ma con la consapevolezza di poter tornare alla “base sicura”, ogni volta che ne sentirà il bisogno, o semplicemente, ne avrà desiderio. Bowlby esprime con il concetto di “base sicura”, lo stato in cui il bambino prova la gioia di muovere i primi passi, di esplorare il mondo allontanandosi dalla madre, sapendo che al suo ritorno lei sarà lì ad attenderlo. Il piccolo non si sentirà abbandonato e disperato, ma bensì, proverà un senso di fiducia profondo, che lo accompagnerà nella crescita e lo farà sentire degno e meritevole di amore, cura e protezione.

Genitori diversi

Per mio marito, la partenza di Luca è un’esperienza che li accomuna, infatti anche lui, più o meno alla stessa età, è uscito dalla casa dei genitori per costruirsi il suo futuro  lavorativo e relazionale. Per lui è “normale”, la cosa che un po’ lo spaventa è che Luca, a differenza sua, si trova in un paese straniero. Quando parliamo di come ci sentiamo, usiamo termini diversi, io mi commuovo facilmente, lui chiede se ho sentito Luca più volte al giorno, se ci sono novità, insomma esprimiamo i nostri sentimenti e pensieri per come siamo, io più emotiva, lui più razionale, ma ci accomuna l’affetto che proviamo per nostro figlio.

Nuove opportunità ritrovate

Questo nuovo assetto famigliare presenta anche un aspetto pragmatico e trasformativo: il tempo “liberato” mi sta offrendo l’opportunità di dedicarmi con maggior tranquillità ai miei interessi personali e professionali. Ho ritrovato spazi fisici e mentali tutti per me, riscoprendo una sorta di “libertà perduta”, è una sensazione piacevole, che non ricordavo quasi più, impegnata a cercare di soddisfare i bisogni di tutta la famiglia! Per la prima volta dopo anni, mi scopro al centro della mia attenzione, piena di idee da realizzare, ma con la consapevolezza di voler fare e non strafare! Godo di momenti di compagnia, di famiglia allargata, ma anche di quelli di sana solitudine, un luogo dove ci sono solo io, in cui poter dare spazio alla mia interiorità senza distrazioni.

Ma dove siamo stati tutti questi anni?

A livello di coppia è un po’ scoprirsi come i “fidanzati” della prima ora, quando non c’erano le responsabilità dei figli, gli impegni economici, e di tutto quello che creare una famiglia comporta, e potersi dedicare  ad attività condivise. L’impressione è quella di essere sospesi nel tempo, in una dimensione che per certi aspetti è già  stata vissuta ma per altri è tutta da ri-vivere, con il vantaggio dell’esperienza, dell’essere più maturi e poter affrontare più costruttivamente ciò che la vita ci riserverà.

Ci siamo ancora!

La presenza di Martina ci permette ancora di sentirci genitori a “tempo indeterminato”, impegnati  full time nelle nostre funzioni genitoriali! Per concludere, penso che questa esperienza del nido vuoto, come ogni fase della nostra vita, ci pone di fronte a sfide che ci offrono la possibilità di scegliere se “evolvere”, correndo i rischi del “non noto”, o se  rimanere fermi al già conosciuto, alle nostre certezze. Appartengo al primo gruppo, scelgo di correre il rischio, con le mie paure, i miei tempi, le mie insicurezze; scelgo le sfide che mi aiutano a superare i pregiudizi, la superficialità per cogliere la mia essenza e quella delle persone attorno a me, e scoprire quanto meraviglioso sia il dono di ogni singolo ed unico giorno di vita.

I vostri figli non sono figli vostri… sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita. Nascono per mezzo di voi, ma non da voi. Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono. Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee. Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni. Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri. Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti. L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane. Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.

Kahlil Gibran

a cura di d.ssa Marcella Fanelli

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