Ancora – Parole Buone

 

Poi le parole tornano e curano, sono parole che distendono, sono le buone medicine per la mente. Parole e respiro, parole e respiro, come una motivo musicale che tiene il tempo, uno due e tre, uno due e tre … e via così. La mente a questo punto si calma e i pensieri tornano nella loro vaghezza, tornano ad essere semplicemente pensieri. Quante invece sono le volte in cui sembra che siano la nostra realtà; come pietre pesano nel corpo, tolgono il respiro, creano affanno. Ne potremmo fare a meno, eppure quando la paura ci attanaglia, quei pensieri sembrano salvagente, boe alla quali attaccarsi con le unghie e con i denti e lasciare la presa sembra di primo acchito qualcosa di impossibile. Ed allora ti senti così, con il bisogno di aggrapparti a qualcosa di diverso, qualcosa di vitale. Il respiro diventa ancora il porto sicuro al quale appoggiarsi. Il senso di frammentazione bussa alla porta, vorrebbe trascinare nell’oblio ed allora il respiro richiamo a sé, a quel pezzo di realtà che tiene in vita, non ci fa sentire naufraghi.

La metafora del mare sembra la più appropriata, la scialuppa giace sulla superficie, le onde la trascinano, a volte ciò che accade sotto, negli abissi, non sembra percepibile. L’acqua ad un primo sguardo è trasparente, i colori sono lucenti, ma l’occhio attento sa che non basta guardare alla superficie, sotto si cela la profondità. Così gettiamo l’ancora nell’acqua e a poco a poco il peso la porta a depositarsi a terra, la caduta è netta, infine distesa. Nella risalita è possibile rallentare la corsa. La corda è pesante richiede forza e spinta, quindi le energie vanno ben calibrate. “Oh issa, oh issa”, l’ancora a poco a poco passa dalle zone d’ombra alla luce; il respiro aumenta e quel radicamento alla terra, che sembra lontano, si fa più vicino. La scialuppa è pronta per lasciarsi andare, le onde disegneranno le coordinate che la porteranno ad alzare lo sguardo e ad gridare di nuovo: “Terra”, finalmente.

a cura di Valentina Fanelli

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